Appendice

Tutto quello che pensavate di sapere di Instagram

04.12.2019

Questi screenshot di “mosaici” tematici di Instagram sono di Oliviero Toscani

Esce un libro di Paolo Landi per La nave di Teseo che mette gli accenti sulle “i” degli influencer. E che spiega bene tutto, ma proprio tutto sul “social con le foto”

Ci sono libri che sembrano volerci spiegare quello che sappiamo già. Poi, però, leggendoli, ci rendiamo conto che, sì, alcune delle cose che questi libri ci spiegano, in effetti, le sapevamo già. Ma forse non le sapevamo così bene e soprattutto non le avevamo mai osservate con uno sguardo così a fuoco. E non le avevamo mai considerate così perfettamente raccolte tutte assieme, e quindi con la virtù di illuminarsi ulteriormente l’una con l’altra. In altre parole: in realtà, quelle cose non le sapevamo oppure, se le sapevamo, non ci serviva a un granché saperle, perché non ci eravamo mai seduti a pensarci con calma e, pur vivendole in prima persona tutti i giorni, avevamo preferito continuare ad attraversarle sbadatamente. E così, quando arriviamo all’ultima pagina di un libro di questo tipo, ci rimane la corroborante sensazione di sapere – ma questa volta per davvero – tutte quelle cose. Ecco: soprattutto per i molti che vivono più nell’Internet che nella realtà e che quindi pensano di sapere tutto sull’Internet ma invece non ne sanno quasi nulla, e soprattutto per chi non ha già affrontato negli ultimi mesi opere più ampie come The Game di Alessandro Baricco o la sua “geminazione” The Game UnpluggedInstagram al tramonto di Paolo Landi è proprio uno di quei libri. Il titolo allude all’impennata di fruizione del “social per immagini” in quell’ora della giornata in cui bisogna postare la foto di un occaso fiammeggiante (sulla quale accanirsi con ogni possibile filtro), o bisogna guardare foto di occasi fiammeggianti postate da qualcun altro o bisogna fare entrambe le cose – ma il calembour, in tempi di TikTok, instilla anche il dubbio che Instagram possa aver concluso la sua fase espansiva.

Il libro è velocissimo ed è sistematizzato in capitoli molto brevi (La moda, Gli animali, Il sesso, La morte, La religione…) che scandagliano tutti quegli aspetti dell’esistenza che vivono anche (o, in alcuni casi, soltanto?) su Instagram – perché, sì, anche la morte, su Instagram, vive:

«Nell’Eneide c’è scritto parce sepulto, ovvero “risparmia chi è sepolto”. Ma su Instagram non si muore mai. I profili dei personaggi famosi o quelli di qualcuno che ha goduto in vita di una certa notorietà, continuano a essere alimentati e soprattutto continuano a essere visitati. Ci sono i morti recenti, che avevano utilizzato il mezzo, e i morti antecedenti all’invenzione di Instagram, gratificati oggi di un profilo social a loro insaputa grazie alla loro fama».

Instagram al tramonto ha il pregio di “stringere” solo su Instagram e così ci si guadagna in chiarezza rispetto ai saggi che hanno l’ambizione di raccontare tutti i social (o tutto l’Internet), rischiando di eccedere in complessità o, al contrario, in faciloneria. Il librino di Landi – neanche 100 pagine di testo – è quindi come una lunga voce di un’ottima enciclopedia che spiega tutto, senza dare per scontato neppure l’abc (L’abc pensate di conoscerlo già? Quindi sapete già tutti che influencer si pronuncia correttamente con l’accento sulla “i” e non sulla prima “e”?). Poi, visto che Paolo Landi, oltre che un utilizzatore (un po’ riluttante e un po’ no di Instagram), è soprattutto un celebre consulente di marketing e comunicazione per grandi aziende, in questa sua illuminante “voce” sul “social delle foto” ci sono ovviamente anche delle opinioni, e non sono tutte opinioni arrotondate («Se la moda non si sbriga a prendere le distanze da Instagram, morirà»; «Una delle inclinazioni cui indulgiamo quando siamo su Instagram è quella di ritornare giovani, se siamo anziani, o piccoli se siamo giovani, e il mercato si adegua proponendoci tutta una serie di consumi regressivi, tra cui rientra a pieno titolo l’uso stesso dei social»). Il cuore del libro, però, non batte nel fare troppa filosofia intorno ai social e meno che mai in quella compiaciuta lamentazione, “Signora mia, l’Instagram…!”, che infarcisce troppi discorsi sui social: l’utilità e la piacevolezza dei diciassette capitoletti di Landi stanno in una concisione che fornisce gli strumenti per una propria valutazione e, al massimo, a suggerire un punto di vista:

«Possiamo considerare gli influencer una delle nuove élite di Instagram? Sì, se assumiamo che le élite di Instagram siano forme massificate di individualismo, ossimori viventi che incarnano una esclusività omologata, essere umani che si mettono al servizio di imprese che non hanno le idee chiare su come affrontare i nuovi mercati dell’era digitale e lo fanno tutti nello stesso modo, mettendosi in scena ma occupandola senza aver effettivamente meriti particolari, spesso nemmeno la bellezza, motore principale delle vecchie élite della moda. Ma le nuove élite di Instagram sono quelle che hanno capito le potenzialità del mezzo e ci sguazzano, perfettamente a loro agio nella sua superficialità, venditori del nulla, eroi di uno stile di vita che somiglia a un gioco che azzera meriti fatiche e conquiste, che celebra la vita, più che nella sua velocità, nella sua istantaneità».

E questo è un bene o un male? È un fenomeno irreversibile? È un fenomeno in espansione? È un fenomeno che andrà in rapida contrazione? È una conseguenza di qualcosa che è cambiato nella società? È causa di cambiamenti che stanno avvenendo nella società? Il libro fornisce le domande e gli strumenti per analizzare la questione. E suggerisce anche una possibile opinione dell’autore, ma perlopiù soltanto in trasparenza, con la scelta di un aggettivo o di un esempio, come nella frase che chiude il capitolo La religione:

«Come niente sembra più separabile dal racconto frammentato delle mille vite di Instagram, anche i like sui siti religiosi vengono messi sulle descrizioni delle figure di Gesù Cristo o del Dalai Lama, o sulle opinioni che altri esprimono su queste figure in una rappresentazione delle rappresentazioni, nel solito surrogato di esperienza che tiene debitamente fuori ogni forma vera di spiritualità, ogni reale preghiera. La forma di Instagram è infatti lo storytelling pubblicitario, frasi brevi, immagini che catturano. Post sul profilo gesu-cristo: l’immagine di Gesù con in braccio un agnello, che abbiamo mille volte visto nei santini della devozione cattolica. Frase stampata sopra l’immagine: “Fanculo i vegani. Ti faccio al forno con le patate”».

Insomma, da superesperto di comunicazione, Paolo Landi, un’idea su Instagram se l’è fatta, e se l’è fatta chiara. Ma, in definitiva, le vere risposte alle domande che il libro spalanca (e le eventuali conclusioni) rimangono, per fortuna, al lettore.

Paolo Landi

Instagram al tramonto

La nave di Teseo, 2019
112 pagine, 12 euro
con 16 screenshot di Oliviero Toscani

 

In libreria dal 5 dicembre
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