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Ancora, di nuovo, poi ancora

IL 118 22.01.2020

Cally Spooner, “Drag Drag Solo”, 2016

Courtesy of the artist, gb agency, Paris and ZERO..., Milan

Né apocalittica né integrata: è “AGAINandAGAINandAGAINand”, la mostra dal 23 gennaio al Mambo di Bologna, in cui sette artisti si interrogano sui concetti di ripetizione, reiterazione e “loop”

Si potrebbe tracciare una lunga storia filosofico-sociale del concetto di ripetizione, di reiterazione, di “loop”. Dall’eterno ritorno nietzschiano all’alienazione della catena di montaggio; dalla riproducibilità tecnica di Walter Benjamin alla ripetizione differente di Gilles Deleuze; dall’ipnotica struttura della ninna nanna al suono reiterato della musica elettronica. AGAINandAGAINandAGAINand al Mambo propone una visione sorprendente dell’argomento, perché aggiornata e “ottimista”. «Il tema del loop viene affrontato non tanto pensando alla ripetizione in termini produttivi/industriali, ma come riflessione sulla ciclicità del tempo», spiega Lorenzo Balbi, curatore della mostra con Sabrina Samorì. «D’altronde anche la fisica sta legittimando il superamento dell’idea lineare del tempo a favore di un eterno ritorno, quasi “dimostrando” le filosofie e le religioni che teorizzano la reincarnazione o il ritorno alla vita».

Sette artisti contemporanei propongono la loro lettura, con altrettante installazioni. Il clou è Bonjour di Ragnar Kjartansson, performance ripetuta lungo tutta la durata dell’esposizione: una mini pièce post-beckettiana nella quale un uomo e una donna incappano nel nonsense di un “Buongiorno” sempre uguale a se stesso. «È una delle riflessioni che si incontrano in mostra sul tema dell’amore come eterno loop», continua il curatore. «Risvegliarsi ogni giorno e riamare una persona come la prima volta – il riferimento è alla Ripetizione di Søren Kierkegaard».

L’opera della sound artist Susan Philipsz evoca spaesamento e alterità riprendendo i suoni di una fermata d’autobus. Di reincarnazione e ritorno alla vita parla il lavoro di Apichatpong Weerasethakul, mentre Cally Spooner ricorre al linguaggio della danza e della musica. Luca Francesconi, unico italiano, presenta sculture inedite che riflettono sul ciclo biologico e alimentare, nonché in senso più ampio sulla cultura agraria. Né apocalittica né integrata potrebbe essere insomma una buona definizione della mostra: lo spettro dell’alienazione aleggia in più di un’opera. Nei dipinti di Apostolos Georgiou, per esempio, la vita quotidiana appare come una coreografia statica di gesti ripetitivi, indotti dai meccanismi sociali. La videoinstallazione di Ed Atkins, infine, trasforma in un incubo postumano le procedure di controllo in cui ci si imbatte negli aeroporti. «E il suono che accompagna l’opera», sottolinea ancora Balbi, «è il Bolero di Maurice Ravel: anch’esso un celebre loop».
 

AGAINandAGAINandAGAINand, al Mambo di Bologna, dal 23 gennaio al 3 maggio

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