Appendice

Quando i libri scriveranno l’uomo

24.01.2020

Persone e robot, cervelli e intelligenza artificiale, emozioni e circuiti. Verrà davvero un giorno in cui le macchine ci sgraveranno della fatica di apprendere? E questo ci renderà migliori o peggiori? O rimarremo quelli di sempre? Questo vertiginoso racconto ci suggerisce una risposta

La libreria accoglieva l’ospite all’ingresso per poi condurlo nel salone o in corridoio, da dove proseguiva in camera da letto con piccoli scaffali che via via, imitando l’architettura di una scalinata, scendevano verso il comodino, dove c’erano altri volumi che formavano piccole torri con vista sui cuscini. Romanzi, raccolte di racconti e poesie, manuali per costruire velieri. Lui, di tutti quei libri, non ne aveva letto neanche uno.

E adesso erano tutti suoi, eredità – insieme alla casa – di un parente di cui conosceva solo la predilezione per il vivere nel passato, al sicuro fra epoche di carta, non intaccate dalla modernità. Sul pavimento, fra le scatole di cartone pronte per traslocare tutte quelle parole al macero, c’era un pacco regalo avvolto da un nastro d’oro. Lo sciolse, lo scartò e scoprì una confezione a forma di libro sulla cui copertina, che richiamava il colore delle pagine ingiallite dal tempo, si leggeva: AI BOOK, lui legge, tu sai. Dentro era riposto un leggio in legno le cui ante ricalcavano le fattezze di due mani pronte a ospitare un libro. A queste, erano collegati dei fili così sottili da risultare quasi invisibili, a cui erano a loro volta attaccate due lenti da vista. Il manuale delle istruzioni era stampato su un libro in miniatura, di una sola pagina.

Benvenuto Nuovo Lettore del Futuro, e grazie per aver scelto AI BOOK, l’intelligenza artificiale che saprà regalarti momenti di autentico sapere. Come sappiamo, leggere amplia il nostro vocabolario fornendoci parole e sentimenti nuovi. Un libro è il modo migliore per parlare con la parte più profonda di noi, molte volte sconosciuta anche a noi stessi. Ma come fare quando non abbiamo tempo e, perché no, neanche voglia di leggere? Da oggi c’è chi lo farà per te. AI BOOK è infatti il primo robot che legge il libro al posto tuo, trasmettendoti un arricchimento culturale e umano. Tu dovrai solo scegliere il titolo*. E mentre potrai essere indaffarato a fare tutt’altro – al lavoro, con gli amici, ma anche sul divano a far nulla – l’intelligenza artificiale provvederà a scandagliare la storia e a offrirti i contenuti emotivi più adatti alla tua persona, che – vedrai – libro dopo libro si arricchirà e diventerà un’altra. Tutti i libri che non hai mai letto, per un motivo o per l’altro, la biblioteca che hai sempre rimandato a un ipotetico futuro, ora è presente. Potrai essere un amico migliore, che sa ascoltare di più, un amante che saprà donare vera poesia, un collega più saggio, e saprai ragionare e affrontare la vita con più filosofia, geografia, storia e storie. Per cominciare, non ti resta dunque che registrare la tua rete neurale e il tuo sguardo mettendo le lenti da vista e indossando i fili collegati al leggio. Basteranno pochi secondi, i tuoi occhi rimarranno impressi sulle lenti e la tua rete neurale sarà doppiata. Non ti rimarrà dunque che posizionare un libro sul leggio e AI BOOK si attiverà per te.

Buone Letture.

*È possibile accedere alla versione avanzata di AI BOOK pro, che – dopo aver assimilato i tuoi gusti – saprà decidere i titoli da leggere, liberandoti anche dall’incombenza della scelta.

 

Dopo la registrazione della rete neurale, l’uomo si guardò intorno. Era circondato da una libreria non sua che pareva guardarlo e giudicarlo, e così scelse il libro più vicino a quelli da lui letti finora: Abbecedario. Non vi si insegnavano le prime parole ma – e lui ancora non lo sapeva – le memorie di un Novecento vissuto dal poeta e premio Nobel Czesław Miłosz. Posizionato il libro sul leggio, vide i suoi occhi proiettarsi sulle lenti e la matassa di fili accendersi e andare a sospendersi nell’aria. Nella sala si sentiva solo il suono dello sfogliare delle pagine. E così, mentre l’uomo si chiudeva la porta di casa alle spalle, scendeva le scale del palazzo e usciva a fare la sua vita, ritrovandosi per strada fra la gente, una parte di sé si sorprendeva a riflettere sul fatto che «essere un uomo e vivere tra gli uomini ha qualcosa di prodigioso, benché sappiamo bene di quali bassezze e crimini la gente sia capace. Insieme, costruiamo, giorno dopo giorno, un gigantesco favo con milioni di cellette nelle quali deponiamo il miele dei nostri pensieri, scoperte, invenzioni, opere, esistenze».

Da quel giorno l’uomo iniziò ad alimentare il suo AI BOOK proponendogli i titoli più disparati, finanche libri per l’infanzia, un’infanzia che per i lettori originali doveva essere ormai finita dato che erano stati stampati nel 1970. Che ore sono? ad esempio, era un libro gioco con al centro un orologio con lancette di cartone da girare ogni volta che si voltava pagina. In una delle tavole si leggeva: «Son le otto. “Presto, a letto!” dice mamma ai fratellini. E li bacia con affetto rimboccando i lor lettini». Nell’illustrazione, una madre metteva a letto i due figli e una bambola. Ciò che è inanimato forse non lo è, si ritrovò a pensare l’uomo mentre sorseggiava un caffè al bar. In seguito, conobbe una preoccupazione mai provata prima nel periodo in cui AI BOOK leggeva per lui Ognuno muore solo di Hans Fallada; storia di una coppia che, durante il nazismo, dopo aver perso il figlio in guerra, disseminava i palazzi di Berlino di cartoline con messaggi contro Hitler. Marito e moglie venivano scoperti dalla Gestapo e lui si ritrovava per la prima volta a considerare che ciò che rafforza certi tipi d’amore, non è l’amore stesso, ma la mancanza di un figlio che non c’è più o che non arriverà mai. Se poi i libri erano fumetti, era possibile osservare sulla rete neurale di AI BOOK, alcuni lampi di immagini. Erano le visioni date dalla lettura che si materializzava, un piccolo cinema illustrato. Altre volte l’AI BOOK trovava tra le pagine vecchi biglietti del tram, fatture, fotografie. Leggeva anche questi documenti, mischiandoli alla narrazione, e andando ad aggiungere nella mente dell’uomo, tasselli di una biografia sconosciuta. Le persone intorno a lui avvertivano cambiamenti soprattutto nelle gestualità. Quel modo che aveva, mentre gli si diceva qualcosa, di inclinare il volto ed estraniarsi a osservare soprattutto la trama di un pavimento. Ma anche, di contro, una certa originalità nell’essere brillante e scherzoso, forse dovuta all’edizione del 1959, curata da Attilio Bertolucci, della raccolta Umoristi del Novecento, con alcuni singolari precursori del secolo precedente. Delle sere poi, stanco dal lavoro e afflitto da un principio di mal di testa, chiudeva gli occhi e leggeva, tramite AI BOOK, un libro dalle pagine bianche che gli ripulivano i pensieri.

In casa, manco a dirlo, tutti quei libri non furono mai portati al macero. E lui, giorno dopo giorno, si sentiva un’altra persona. Non una persona nuova. Una persona vecchia. In un certo senso sentiva di non essere più se stesso, qualcun altro lo abitava. E la cosa gli fu più chiara quando l’AI BOOK, entrato in modalità pro, si trovò a scegliere per lui Il dio della solitudine di Philip Schultz. La raccolta di poesie Vivere nel passato aveva questo incipit: «Nessuno in questa famiglia sospetta mai di essere infelice; anzi, più infelici siamo, meno lo sospettiamo». La frase era sottolineata, così l’intelligenza artificiale la lesse più volte. L’uomo si guardò allo specchio. Non era più in sé. E neanche i suoi capelli, il suo naso, il suo sguardo lo erano più. È proprio vero, i libri ci cambiano: di quell’uomo che non amava leggere non vi era quasi più traccia. Era diventato il parente – redivivo – da cui aveva ereditato la casa, e ora anche la vita.

Chiudi