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Vi prometto che porterò Parigi nel futuro

IL 118 16.01.2020

Nata in Spagna nel 1959, Anne Hidalgo guida la capitale francese dal 2014. In precedenza aveva ricoperto la carica di vicesindaco dal 2001

Una città moderna e sostenibile. Il sindaco Anne Hidalgo non bada alle critiche e punta al secondo mandato. Le elezioni a marzo

Dopo quasi due anni di lavori che l’hanno letteralmente sventrata (6mila cantieri responsabili della deviazione di una linea di bus su due), Parigi svela finalmente il suo nuovo volto. La città offre più di 1.400 chilometri di piste ciclabili, due piazze storiche completamente rinnovate (Bastille e Nation), numerose zone pedonali, e lavora attivamente a traguardi ancora più ambiziosi, come la creazione di 100 ettari di tetti vegetalizzati, 40 ettari di foresta urbana e la messa a regime di una cooperativa agricola che promette di rifornire la città di prodotti a filiera cortissima. La metropoli, che ospiterà le Olimpiadi 2024, continua anche la sua lotta contro la piattaforma AirBnb, e mira a vietare definitivamente auto e moto nei primi quattro arrondissement cittadini.

A tagliare i nastri inaugurali della città del futuro, la sindaca socialista Anne Hidalgo. A sessant’anni, questa figlia di immigrati spagnoli arrivati in Francia per sfuggire al franchismo è considerata la seconda dama di ferro della ville lumière (dopo la Tour Eiffel). Già vicesindaco di Parigi sotto Bertrand Delanoë dal lontano 2001, le municipali del 15 e 22 marzo riveleranno se i parigini aderiscano ancora alla sua visione, alla quale ha lavorato senza sosta durante il suo mandato. «Considerare che la fine del mondo e la fine del mese siano due lotte separate è un grave errore», si può leggere nel libro Le lieu des possibles, “Il luogo delle possibilità”, che rivela i contorni della sua città ideale. La Parigi di domani sarà verde, sostenibile, e in costante evoluzione, «perché la sua anima vive e batte al ritmo della sua epoca». Un’epoca particolarmente inclemente, viene da dire. Durante i cinque anni del regime tutt’altro che ancien di Hidalgo, Parigi ha dovuto affrontare il contraccolpo degli attentati terroristici (l’ultimo, a ottobre, nel cuore della Prefettura di polizia), i ricorrenti e violenti cortei dei Gilet Jaunes, due inondazioni e imponenti manifestazioni contro la riforma delle pensioni che la paralizzano da tempo, con ripercussioni sulle attività economiche e forti disagi per residenti e visitatori.

Per convincere i turisti che resta una meta desiderabile, la giunta si è attivata su numerosi fronti. Il più importante, sostenuto da un investimento di 60 milioni di euro, è stata la campagna Paris aime la mode, destinata a valorizzare la Fashion Week e ispirata a quanto già realizzato da Michael Bloomberg a New York. Se la speranza era quella di stendere un velo glamour sui problemi della capitale, il progetto è stato abbattuto in volo da una dura inchiesta del quotidiano The Guardian, che lo scorso settembre ha ritratto Parigi come una pattumiera a cielo aperto.

La critica, ricorrente, è lontana dall’essere la sola rivolta al lavoro della sindaca, che sembra comunque non preoccuparsi oltremisura della nutrita corte di avversari che le rimproverano di voler creare una città per “bobo” (i bourgeois-bohème, i radical-chic che mangiano bio e vivono in centro) e per turisti, a discapito di politiche sociali più inclusive. Difficile contestare le cifre: 12mila abitanti ogni anni preferiscono lasciare la capitale, al primo posto della classifica The Economist delle città più care al mondo.

La spina nel fianco di Hidalgo resta il debito pubblico, che una nota confidenziale stima a un totale di 7 miliardi di euro. Gli ambiziosi cantieri sarebbero responsabili, fra il 2013 e il 2017, di un indebitamento pro-capite passato da 1.636 a 2.835 euro, con il conseguente aumento della tassa di soggiorno, delle tariffe di stazionamento e delle multe. In Comune, nessuno sembra preoccuparsene eccessivamente. «Qualcuno pensa che spendere sia inutile, noi no», ha dichiarato a Capital il braccio destro di Hidalgo, Emmanuel Grégoire.

Se c’è una cosa che i parigini hanno imparato sulla propria pelle, è che le rivoluzioni non sono mai indolori. Ecco perché, nonostante una certa resistenza al cambiamento (la pedonalizzazione del lungo Senna è ancora motivo di polemiche, a causa di un sensibile aumento del traffico cittadino), Anne Hidalgo risultava già in testa nei sondaggi prima ancora di riconfermarsi candidata. Se «i parigini hanno l’impressione che voglia avere sempre ragione su tutto e contro tutti», come affermava l’anno scorso il consigliere municipale Pierre-Yves Bournazel, sembra che la testardaggine abbia i suoi estimatori.

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