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Oscar 2020, Parasite e la nuova Hollywood

10.02.2020

Risultato storico per "Parasite", opera del coreano Bong Joon Hole: quattro le statuette, film, regia, film straniero e sceneggiatura originale

Con la scelta di premiare Bong Joon Ho, che contro ogni previsione sbanca tutto il palmares, l'Academy risponde a ogni accusa di razzismo, una volta per tutte, e lo fa superando la retorica

«Quello che non succede in mille anni succederà in un attimo», diceva Alighiero Boetti. La notte del 9 febbraio dell’anno bisestile 2020, durante la 92° edizione della cerimonia degli Oscar, il Dolby Theatre di Los Angeles trema. Bong Joon Ho, un coreano semi sconosciuto oltre i confini del suo paese, sbanca tutto il palmares, contro ogni previsione, portandosi a casa le quattro statuette più importanti della gara: film, regia, film straniero e sceneggiatura originale. Ed è la prima volta nella storia che un film internazionale vince l’Oscar come Best Picture, il più prestigioso, il più desiderato.
È così che risponde l’Academy ad ogni accusa di razzismo, una volta per tutte, e dimostra oltre la retorica e i discorsi di qualche attore – vedi deliri di Joaquin Phoenix – quanto sia sentita e necessaria la volontà d’inclusione degli Ampas.

Immunizzazione

Alla luce di questa vittoria suonano grottesche le parole di Dong-Yan, virologo molecolare della School of Biomedical Scienses dell’Università di Hong Kong, pubblicate in queste ore sul New York Times e sul NY Post e poi rimbalzate sui media di mezzo mondo. «È decisamente troppo tardi per contenere l’epidemia del coronavirus, cinque milioni di persone hanno lasciato Wuhan tra il 10 e il 24 gennaio e si sono dirette in diverse zone del mondo», dice il medico.

L’incredibile viaggio del “parassita” coreano, invece, inizia a maggio con la vittoria della Palma d’Oro al Festival di Cannes, dove noi di IL avevamo avuto una video intervista esclusiva per l’Italia con il regista. E nemmeno lui credeva di arrivare così lontano, tanto che al momento del ritiro della statuetta al miglior film straniero, era convinto di non tornare più sul palco. «Gli Oscar non sono un festival internazionale, sono molto locali», aveva scherzato all’inizio della stagione delle premiazioni, e adesso le meme di lui che incredulo guarda la statuetta fra le mani inondano il web. Nessun errore, per determinare il vincitore l’Academy non ha usato l’app dei Caucus dell’Iowa, come Steve Martin e Chris Rock suggerivano in apertura di serata: la vittoria di Bong Joon Ho non è un glitch ed è davvero emozionante quando dal palco il regista cita Scorsese: «Più sei personale e più sarai creativo», dice guardandolo pieno di ammirazione con un omaggio condiviso dall’intero auditorium, fino a quel momento letargico. E ancora ringraziamenti a Quentin Tarantino, che spesso ha nominato i suoi film tra quelli preferiti, anche quando in America era uno sconosciuto.
 

Sacro e profano

Forse con la consapevolezza che in chiusura sarebbe arrivato questo shock epocale, il resto della celebrazione ha mantenuto un profilo basso e serioso, con undici standing ovations, da Brian Kobe a Joaquin Phoenix che hanno fatto dello spettacolo una messa. Poche le battute e ancor meno le risate con l’unica eccezione della tendina con Maya Rudolph e Kristen Wiig in un medley di canzoni pop che hanno fatto diventare virale l’espressione repulsiva di Billie Eilish, appena reduce dalla vittoria ai Grammy, che dalla platea ha storto il naso. E il web le vorrebbe addirittura come host per la prossima edizione, per cui invece già sono state ingaggiate, fino a prova contraria, Tina Fey ed Amy Poehler.

Altro stacchetto degno di nota il duo James Corden e Rebel Wilson nei panni dei micioni del film Cats, che domina le nominations ai Razzie Awards tra i film peggiori dell’anno, ma è diventato un cult ante litteram.
Nel pubblico anche Jeff Bezos, preso di mira nel discorso d’apertura «un uomo talmente ricco che è ancora il più ricco dopo aver divorziato dalla moglie», dicono. Simpatica l’iniziativa di invitare sul palco insieme a Idina Menzel, interprete del brano Into the Unknown, alcune rappresentanti internazionali delle voci di Elsa di Frozen, cartone Disney di super successo fra le bambine del mondo, doppiato in quarantacinque lingue.

La scelta arbitraria di invitare Eminem per interpretare Lose Yourself, brano che nel 2003 gli valse l’Oscar per la miglior canzone in otto miles, si è rivelata felice trasformandosi in uno dei pochi momenti di grande condivisione e allegria, con il pubblico a cantare come in un vero concerto.
 

A Joaquin Phoenix l'Oscar come migliore attore protagonista per la sua interpretazione in "Joker"

Una scena di "Parasite"

Renée Zellweger ("Judy") è l'Oscar come miglior attrice protagonista

Toto Oscar

Le previsioni hanno confermato Laura Dern (Marriage Story), Joaquin Phoenix (Joker), Brad Pitt (Once Upon a Time in Hollywood) e Renée Zellweger (Judy) come miglior attori, Roger Deakins alla fotografia di 1917, che ha vinto anche per il missaggio audio, Toy Story 4 tra i cartoni, American Factory, prodotto dagli Obama, tra i documentari, Ford Vs Ferrari al suono e montaggio, mentre Hildur Gudnadottir per la colonna sonora di Joker e Jaqueline Durran per i costumi di Piccole Donne.
Parziali sorprese sono invece il premio alla sceneggiatura adattata a Taika Waititi (Jojo Rabbit), che doveva finire a Tarantino (Once Upon a Time in Hollywood), e quello al montaggio per 1917, che da grande favorito della serata ha infine ricevuto solo due riconoscimenti tecnici.
Molti gli attori spaiati che si sono fatti accompagnare sul red carpet dalle mamme, come due anni fa Leonardo DiCaprio, tra loro Brad Pitt, Keanu Reeves e Laura Dern.
 

Il museo di Renzo Piano

David Rubin, presidente degli Academy dopo il mandato fallimentare del suo predecessore, ha introdotto Tom Hanks, ambasciatore degli Ampas, per presentare la data di lancio ufficiale del Museo voluto da Douglas Fairbanks dal 1929. La data di apertura è fissata al 14 dicembre 2020, quando al mondo verrà svelata, all’interno della struttura concepita dall’archistar Renzo Piano, una collezione di memorabilia di Hollywood che copre quasi cento anni.

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