Appendice

Le parole tra noi di notte

IL 119 31.03.2020

Quando le luci sono basse, per riconoscersi bisogna essere veri. Per questo la libreria di Paolo Fiorucci a Popoli (Pescara) fa spesso le ore piccole

Paolo Fiorucci, ex concierge notturno, nel 2018 ha aperto la sua libreria a Popoli, paese di 5mila abitanti scarsi in provincia di Pescara. L’ha chiamata Il libraio di notte, perché gli è rimasta l’abitudine al fuoriorario. E perché, almeno nei mesi estivi, prolunga l’apertura del negozio fino a notte fonda, il momento migliore per leggere, scrivere e chiacchierare di libri.

Il silenzio di notte, in provincia. Nessuna auto che passa o forse soltanto qualcuna, di tanto in tanto. Gli unici suoni provengono dalla pressione delle tue dita sulla tastiera del computer e la quiete è interrotta soltanto dal saluto dell’ultimo cliente che sale in camera, sparendo nella penombra. Quando il tuo mestiere è il portiere d’albergo del turno di notte, il silenzio avvolge la solitudine e la solitudine si accompagna al silenzio: ti mettono al riparo dal chiasso del mattino, ma al tempo stesso ti allontanano dalla dimensione che, per tutti gli altri, è la vera quotidianità, perché in fondo la vita è ciò che accade di giorno e la notte non è che una lunga attesa prima che l’alba arrivi di nuovo a rischiarare il cielo e tutto ricominci un’altra volta. Invece, per tre anni, nel periodo in cui ha lavorato come concierge di notte, proprio quelle ore sono state la realtà di Paolo Fiorucci di Popoli, in provincia di Pescara. E oggi che è il titolare di una libreria nel suo paese, l’ha chiamata “Il libraio di notte”, perché evidentemente non ha rinnegato quel capitolo della sua vita in cui ha lavorato (e vissuto) dal tramonto all’alba.

«Avevo trent’anni», ricorda, «e non mi spaventavano né il silenzio, né l’idea di passare gran parte delle mie notti da solo. A dirla tutta, ne sentivo proprio un gran bisogno. È un mestiere che viene visto e descritto sempre come poetico a tutti i costi, ma spesso si dimentica che si tratta di un lavoro svolto nella parte della giornata che è solitamente dedicata al divertimento e al riposo. L’hotel in cui lavoravo aveva la vista sul fiume: di romantico c’erano solo le albe ogni mattina sempre diverse, le stagioni che da lì sembravano più evidenti, la calma di una città che in certi momenti della notte sembrava riposare senza eccezioni. E poi gli incontri, dagli ultimi clienti insonni delle due al ragazzo che consegna il latte alle sei, dall’arrivo della cameriera ai piani e dell’uomo dei giornali fino all’ultimo sguardo su un albergo che si sta svegliando mentre tu stai andando a dormire». Poco romanticismo oleografico, quindi. Ma tante ore per leggere.

È una storia che accomuna Fiorucci ad altri scrittori italiani, come Simone Lenzi e Michela Murgia, che hanno raccontato le loro letture per rimanere svegli e ingannare l’attesa del giorno. Il futuro libraio di notte in quel periodo ha letto molto («Tanti autori e poeti del Novecento»). E poi ha anche scritto e pubblicato (21 poesie invece di chiederti come stai, Riccardo Condò Editore). Perché al di là della retorica sulla poeticità della notte, che chi di notte ci ha lavorato davvero sa smitizzare, per Fiorucci scrivere “fuoriorario” rimane comunque un’esperienza di grande intensità. Perché, se di notte ci si spoglia dei vestiti indossati durante il giorno per andare a dormire, chi invece rimane sveglio si spoglia delle corazze diurne, dei ruoli e dei cliché. E infatti le persone incontrate di notte sembrano più disposte a essere se stesse. Per questo la libreria di Paolo Fiorucci, almeno d’estate, da giugno a settembre, fa virare gli orari di apertura verso la notte fonda. Quasi a rappresentare un continuum con il passato di Paolo che così può ritrovare anche in libreria il sapore degli incontri e dei discorsi notturni della sua vita precedente. Perché «a luce bassa essere veri è la condizione necessaria per riconoscersi».

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