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Non spaventatevi, questo è già il nostro mondo

IL 119 02.03.2020

“Nova” (2019)

Courtesy of Serpentine Galleries, London

Da 15 anni Cao Fei compila con le sue opere una sorta di manuale di sopravvivenza all’era digitale. Ora una mostra a Londra ripercorre il suo lavoro

In un paesaggio pietroso di rovine post-apocalittiche si aggirano gli unici sopravvissuti: due piccoli robot aspirapolvere. Un gruppo di cosplayer, gli appassionati di videogiochi che si travestono con i costumi dei loro personaggi preferiti, ha preso possesso della metropoli. L’intera Pechino viene inglobata all’interno di Second life, subendo mutazioni ancora più parossistiche di quelle che sperimenta nella realtà. Non si tratta della trama di un film di fantascienza, sono esempi degli scenari creati da Cao Fei (nata a Guangzhou nel 1978, vive a Pechino), ora protagonista di un’ampia retrospettiva alla Serpentine di Londra.

Il suo immaginario ha pochi eguali a livello di efficacia e rigore nel descrivere l’epoca odierna, sempre più virtuale, ma dagli effetti quanto mai concreti sull’individuo. «Una nuova era», la definisce l’artista, «in cui la mente controlla direttamente gli oggetti e i pensieri si possono trasferire. È necessario chiedersi quali modi di essere ci possono aprire le porte di questa nuova epoca». I primi video, splatter, grotteschi e surreali, esploravano la crisi d’identità post-adolescenziale, la transizione della società cinese, lo sfruttamento del lavoro – in Rabid Dogs del 2002 i dipendenti di un’azienda adottano il comportamento di cani disposti ad annusare le scarpe del capoufficio pur di compiacerlo.

A metà anni Duemila, la svolta virtual-digitale ripulisce l’estetica, ma non smorza la forza dei lavori. Stranianti, parodistiche, invitanti, ma violentissime nel descrivere un disagio soggiacente, le immagini mettono sotto accusa l’alienazione contemporanea. E persino le opere su commissione (Bmw, Apple, Siemens) appaiono poco compiacenti. Ma non si tratta di una critica moralizzante; piuttosto di una ricognizione sul campo, una critica dall’interno. «Il virtuale è un modo per esprimermi e per capire il mondo», spiega Cao Fei. «È cambiato il funzionamento della realtà. Per esserne consapevoli, bisogna far parte delle nuove tecnologie, essere al loro interno».

 

"Asia One” (2018)

Courtesy of Serpentine Galleries, London

"Asia One” (2018)

Courtesy of Serpentine Galleries, London

“The Eternal Wave”, opera esposta per la prima volta alla mostra presso la Serpentine

Courtesy of Serpentine Galleries, London

La mostra londinese parte dal 2006 con Whose Utopia, che racconta l’influenza della globalizzazione sulla regione del Fiume delle Perle, in Cina, e attraversa tutta la fase “matura” dell’artista fino ai lavori più recenti. Come Asia One (2018), che immagina due tecnici di un centro di ricerca alle prese con un umanoide in un futuro vicinissimo, il 2021. Oppure Nova del 2019, straniante epopea di uno scienziato trasformato in personaggio virtuale.

Due gli inediti: The Eternal Wave, che sfrutta le potenzialità tecniche della realtà virtuale, e un’installazione che “trasporta” all’interno del museo lo studio dell’artista. Più che invitare apertamente al sabotaggio, Cao Fei scrive opera dopo opera una sorta di manuale di sopravvivenza all’era digitale: se la tecnologia è un orizzonte totalizzante, meglio conoscerla accuratamente per scovare al suo interno interstizi di libertà.

Cao Fei, Blueprints, Serpentine Galleries, Londra, dal 4 marzo al 17 maggio
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