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Sempre fedeli ad “Alta fedeltà”

30.03.2020

Il negozio di dischi Championship Vinyl nella serie tv “Alta Fedeltà”

I tempi cambiano, ma dalle classifiche alle playlist il passo è molto più breve di quanto pensiamo. La vita è un casino, la musica ci dà una mano. Per questo il racconto di Nick Hornby continua a parlare di noi, anche sotto forma di serie tv

«Ecco, per stilare una classifica, le cinque più memorabili fregature di tutti i tempi, in ordine cronologico». È con queste parole che Nick Hornby, nel 1995, dava inizio a un libro generazionale che avrebbe condizionato e formato le epoche future. Alta Fedeltà – basato sulla figura di Rob Fleming, proprietario di un negozio di vinili, il Championship Vinyl, ossessionato da ogni genere di classifica, che ne dettano la vita e le scelte musicali – fu la rappresentazione perfetta della fine di un’epoca e dei resoconti che ognuno di noi fa nel corso della propria vita.

Dopo aver concluso l’ennesima relazione, Rob si interroga sul motivo dei suoi fallimenti, e attraverso innumerevoli classifiche cerca di trovarne il senso. Rob è prigioniero delle “prime volte”: la prima canzone che dà inizio a una playlist, il primo bacio, il primo appuntamento, il primo amore. È alla costante ricerca di emozioni, sensazioni, che lo facciano sfuggire dalla noia e della routine. Così facendo, ha stravolto ogni rapporto, compreso il suo ultimo, con Laura.

Anche il Championship Vinyl è lo specchio della sua apparente inettitudine. Un contenitore di rimpianti personali e ricordi della musica che fu, corredato dai suoi fidi commessi, Barry e Dick, che schiavi del loro snobismo artistico riescono a far scappare quasi tutti i clienti, già non così numerosi viste le avvisaglie della crisi del mercato del vinile, minacciato dall’arrivo dei compact disc.

Dopo una prima trasposizione cinematografica, diretta da Stephen Frears con protagonista John Cusak, in cui la storia non si sviluppava più a Londra ma a Chicago, lo scorso febbraio è arrivata la serie tv targata HULU con Nick Hornby come produttore esecutivo e l’attrice Zoë Kravitz nei panni del protagonista della storia – sua madre, Lisa Bonet, recitò nel film nella parte della musicista Marie Desalle, la nuova fiamma post-Laura di Rob.

La serie, composta da 10 episodi, riprende nella struttura gli elementi che avevano reso iconico il film del Duemila: la rottura della quarta parete che vede Rob confrontarsi direttamente con gli spettatori (accadeva anche nel libro, scritto in prima persona); la certezza che le preferenze musicali riflettano qualcosa di ognuno di noi; il look anni Novanta con t-shirt alquanto discutibili che sembrano uscire dalle ambientazioni di MTV Uplugged (così Troy Patterson sul New Yorker). E, sullo sfondo, il Championship Vinyl, non più a Chicago ma nella più cool e attuale Brooklyn.

Il “vecchio” Rob, John Cusak, nel film

La nuova protagonista, Zoë Kravitz, nella serie tv

Dick (Todd Louiso) e Barry (Jack Black) nel 2020 diventano Simon (David H. Holmes) e Cherise (Da’Vine Joy Randolph), e assumono pienamente la figura-chiave che avevano originariamente nel libro, guidando Rob alla ricerca della sua maturazione. Se pur più docili nei comportamenti, mantengono sempre quell’aurea di snobismo audiofilo che rimane la radice di uno scarso servizio clienti.

Spencer Kornhaber su The Atlantic l’ha raccontato bene: la serie mostra come l’evoluzione dell’industria musicale, attraverso nuovi device, abbia assopito quella figura che si poneva come grande esperto in grado di mediare tra i trend artistici e gli acquirenti che frequentavano i negozi di dischi. Kornhaber prende ad esempio due scene analoghe, presenti nel film e nella serie, per mettere in risalto la differente interazione che a oggi esiste tra rivenditore e cliente. Da un lato Barry, che sbeffeggiando un cliente per la sua richiesta (I Just Call To Say I Love You) esercita il ruolo di erudito per porsi al di sopra dell’ascoltatore medio; e dall’altro Cherise, alter ego di Barry, impegnata a rivendicare la sua competenza musicale nei confronti di un utilizzatore di Shazam, chiuso nella sua bolla digitale, non per arroganza ma per costruire un reale contatto ed evitare che in futuro resti solamente un algoritmo a consigliare i nuovi trend topic musicali.

Gli ultimi anni sono stati terreno di un’autentica rivoluzione che ha indirizzato il mondo della musica verso orizzonti nuovi, modificando l’ascolto e rendendolo prettamente individuale. I negozi di dischi, che negli Anni 90 apparivano ancora come luoghi di integrazione, non sembrano essere più così attuali, e come dice la stessa Rob: «La metà del quartiere pensa che siamo reliquie sbriciolate… L’altra metà pensa che siamo nostalgici hipster. Sono entrambe visioni corrette».

Ma cosa rende Alta Fedeltà ancora così attuale? La realtà è che la generazione nata negli Anni 90 è direttamente collegata al quel background artistico e generazionale rappresentato nel libro. Anche noi, oggi, ci ritroviamo a fare analisi delle nostre vite attraverso dei resoconti che sono l’espressione di quelle classifiche che permettevano a Rob di capire che strada stesse prendendo la sua vita. Nonostante le scoperte digitali, rimaniamo ancorati all’elemento analogico musicale che ci ricorda una sensazione, un pensiero. Come dice lo stesso Nick Hornby: «Le playlist sono ormai digitali, ma i cuori spezzati da uomini e donne incoscienti sono ancora scomodamente e dolorosamente analogici».

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