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Schermo delle mie brame, chi è il più divo del reame?

IL 119 01.04.2020

Pierfrancesco Favino, nato a Roma il 24 agosto 1969

01 Distribution

La “power list” degli attori italiani che hanno conquistato pubblico e critica sullo schermo (e non solo). Avanti i magnifici sette!

7. Valerio Mastandrea
Alzi la mano chi non ama Valerio Mastandrea. Nessuno? Ecco. Hanno pure (quasi) tutti imparato a scriverlo giusto, cioè senza la erre nel cognome: segno che ormai è patrimonio nazionale. Dopo Figli, copione-testamento del sodale Mattia Torre nato come monologo (e poi viralissimo), nel 2020 sarà nel remake di una pochade di corna francese (Gli infedeli con Riccardo Scamarcio) e, soprattutto, vestirà i panni-fumetto dell’ispettore Ginko nel Diabolik dei Manetti Bros. Già cult.
 
6. Marco Giallini
Vedi alla voce: caratterista diventato star. O forse Giallini era già un divo, anche quando era costretto nei panni troppo stretti del comprimario. Oggi, registi e pubblico gli riconoscono finalmente quello che gli spetta. Tra commedie popolari (Ritorno al crimine, appunto), drammi d’autore (Villetta con ospiti, uscito all’inizio dell’anno) e fiction di qualità (copyright Franca Ciampi). Ovvero: Rocco Schiavone, il vicequestore che fuma le canne sulla Rai. What else?
 
5. Edoardo Leo
Il divo diesel per eccellenza, esploso a quarant’anni (soprattutto grazie alla saga Smetto quando voglio) e definitivamente legittimato come attore totale a quasi cinquanta. Cioè, il Natale scorso, da Ferzan Özpetek nella Dea fortuna, che ne ha rivelato il lato più intimo. Au(t)tore che sa parlare alle grandi platee, torna alla commedia (anche lui è in Ritorno al crimine). E perfeziona una delle parabole più sorprendenti delle ultime stagioni di cinema nostrano.
 
4. Toni Servillo
Domanda à la Marzullo: il nuovo cinema italiano esisterebbe senza Toni Servillo oppure Toni Servillo non esisterebbe senza il nuovo cinema italiano? Paolo Sorrentino su tutti, colui che l’ha tirato fuori dal teatro (a cui però è sempre tornato) per renderlo “il Divo” degli anni Duemila. Prossimamente, arriverà il meta-film che unisce schermo e palcoscenico: Qui rido io di Mario Martone, in cui dà volto al maestro della scena napoletana Eduardo Scarpetta. Su la maschera, again.
 
3. Luca Marinelli
Non essere cattivo di Claudio Caligari, correva l’anno 2015, è stato l’instant classic che ha inventato e sancito una nuova generazione di attori italiani. Dei due protagonisti (l’altro è Borghi, vedi una posizione più avanti), Marinelli è quello che ha intrapreso la strada più cinéphile: la consacrazione è la Coppa Volpi 2019 per Martin Eden di Pietro Marcello. Col nuovo decennio, ritorno al pop (interpreta il title role nel già attesissimo Diabolik) e incursioni estere (nel film Netflix The Old Guard con Charlize Theron). Tutti lo vogliono: e dàgli torto.
 
2. Alessandro Borghi
L’altra metà della coppia di Non essere cattivo ha scelto il percorso più pop. Che si tratti di cinema civile (Sulla mia pelle), kolossal all’italiana (Il primo re) o nuovi romanzi criminali (Suburra – La serie). O di diventare il più fashionista dei neodivi italiani, con la benedizione dell’Alessandro Michele di Gucci. 2020 diviso tra campioni d’incassi annunciati (Supereroi di Paolo Genovese) e serie italiane a sfondo internazionale: Devils, produce Sky, con Patrick Dempsey.
 
1. Pierfrancesco Favino
Non è manco più un attore: è Favino, e basta. È sufficiente come prova il Bettino Craxi di Hammamet di Gianni Amelio, più vero del vero, persino oltre le mimesi da Volonté passati. Fa dimenticare persino la performance da triplo carpiato (per fisico, accento, adesione alla Storia e alla storia) ne Il traditore di Marco Bellocchio. In più, canta e balla come Walter Chiari (leggi: Festival di Sanremo), abbraccia le storie popolari (è ora nel C’eravamo tanto amati by Muccino, cioè Gli anni più belli) e torna alla politica (nel film sugli anni di piombo Padre nostro di Claudio Noce, al cinema quest’anno). Il numero uno, di oggi e pure di domani.

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